Ecco chi addestra i cani per disabili

Lo staff di Animal Service è andato a trovare la signora Christiane Romansky Tanner, che fa parte delle famiglie affidatarie dei cani dell’associazione Le Copain, l’associazione svizzera per l’educazione dei cani da assistenza per persone disabili sul piano motorio, o affette da epilessia, narcolessia e autismo. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza. DSC_3170
Come si sviluppa il suo lavoro?
«Ricevo il cane, gratis, quando ha più o meno otto settimane e lo tengo con me per circa diciotto mesi. Ma non è un tempo uguale per tutti: ci sono cani più difficili che hanno bisogno di più attenzioni; e perciò possono rimanere anche di più. Una volta pronto, viene riportato in associazione per essere valutato. Ma non tutti i cani passano l’esame: il venticinque per cento viene scartato, anche se ben addestrato, per problemi fisici come la vista o la displasia, o per sue questioni caratteriali: può essere, per esempio, un cane “alfa”, troppo aggressivo, troppo leader. In questo ultimo caso diventa un cane da compagnia, come qualunque altro cane. L’associazione chiede alla famiglia che lo ha addestrato se vuole tenerlo, oppure si in adozione; ma questa volta a pagamento».
Cosa è necessario per diventare una famiglia affidataria?
«No, siamo gente normalissima. Basta avere la passione, la voglia. Ed è sufficiente telefonare all’associazione Le Copain, che affida gratuitamente il cucciolo alla famiglia».
Quanto tempo richiede l’addestramento di ogni cane?
«Non c’è un minino. Ogni cane è diverso dall’altro. Io sto con loro ventiquattro ore su ventiquattro: li porto a fare la spesa, in posta, in farmacia. Stanno sempre con me. Ma può essere sufficiente un impegno minore».
E quanti cani può addestrare, in un periodo, ogni famiglia affidataria?
«Be’, se si pensa all’impegno che ci vuole per l’addestramento di base, perché la base è tutto per il cucciolo, io direi che uno è più che sufficiente».
È una professione o un hobby?
«Per me è passione. E lo faccio come volontariato. Ora sono in pensione e posso dedicare più tempo a loro».
E che lavoro faceva? Ha sempre lavorato con gli animali?
«No, facevo un lavoro completamente diverso: lavoravo in banca. Niente di straordinario. Ma anche prima, ogni minuto fuori dal lavoro lo trascorrevo con gli animali. Ho anche avuto dei cavalli, mi occupavo del recupero dei cavalli cosiddetti “viziosi” che per il loro carattere difficile rischiavano di essere macellati».
Come ha cominciato ad addestrare cani?
«Veramente, da bambina, a sei anni, ho cominciato con i lombrichi. Speravo di addestrarli: costruivo dei piccoli labirinti e loro andavano. Ma non so se hanno mai capito qualcosa. Per me gli animali sono tutto».
Lei sa già a chi andrà il cane che sta addestrando ora?
«No. ed è questa la cosa meravigliosa: non è la persona che sceglie il cane, ma il cane che sceglie lei. Quando il cane è ritenuto pronto, perché è adulto e posato, ubbidiente, si passa all’incontro con il paziente. La persona viene messa in una stanza priva di stimoli per il cane, come giocattoli, cibo, e oggetti; e si fanno entrare i cani candidati, cioè che si pensa possano andare bene per quella persona. E si valuta la reazione del cane a quella persona. Ho avuto un cane che per un anno e mezzo ha rifiutato tutte le persone presentate: non voleva bambini, non voleva uomini. Alla fine ha scelto due donne anziane, una con gravi disabilità, ed è stato amore a prima vista».
E lei, cosa prova quando un suo cane trova la persona giusta?
«Io faccio sempre la drammatica. Il giorno che me ne devo separare è come se mi avessero mangiato il cuore. Ma me ne ricresce un altro, appena porto a casa un nuovo cane da addestrare».